# Turno di notte

Ognuno dà un peso ed una interpretazione personale su ogni parola, una di quelle che trova opinioni distanti è l’idea di “coraggio”.

Non solo “non avere paura di buttarsi giù dal piedistallo con l’elastico legato alle caviglie” ma il coraggio è la forza di decidere se tacere per proteggere una persona oppure gridare ad alta voce quello che si è scoperto per avvertire gli altri del pericolo in cui potrebbero incorrere, ma forse il coraggio parte da prima quando vivo la mia tranquilla vita e vengo coinvolto in una circostanza differente e devo considerare la giusta importanza invece di ascoltare le solite parole “…a me non succede, …a me non succederà mai” su cui si fonda il qualunquismo.

Di seguito un breve racconto.

Il turno di notte non assolve nessuno


Alle tre di notte la città sembra innocente.
È quello il problema.

Le luci dei semafori continuano a cambiare anche se non passa nessuno. I bar sono chiusi, ma l’odore di caffè vecchio resta nell’aria. I palazzi dormono male, come chi sa di avere qualcosa da nascondere.

Il turno di notte ti insegna una cosa:
la verità non ha fretta, ma nemmeno pietà.

Quella sera non avevamo un omicidio. Solo una segnalazione. Urla. Un vicino infastidito. Niente sangue, niente cadaveri, almeno all’inizio. La porta era socchiusa. Sempre un brutto segno. Le porte socchiuse non sono mai una dimenticanza.

Dentro, tutto in ordine. Troppo.

Una donna seduta sul divano. Viva. Scossa. Continuava a ripetere che era caduta. Le mani tremavano, ma non per il freddo. Sul tavolino un bicchiere d’acqua pieno a metà. Nessuno beve davvero quando ha paura.

Il collega più giovane ha fatto le domande giuste. Io ho guardato il pavimento.
C’era una macchia asciutta vicino al battiscopa. Pulita male. Come se qualcuno avesse deciso che non valeva la pena finire il lavoro.

Il turno di notte non è fatto per risolvere i casi.
È fatto per capire chi mentirà meglio domani.

Abbiamo scritto il verbale. Litigio domestico. Nessuna denuncia. La donna ha firmato senza leggere. Lo fanno in tanti. Pensano che la carta protegga più della verità.

Quando siamo usciti, il cielo stava cambiando colore. L’alba non migliora le cose. Le rende solo più visibili.

In macchina, nessuno parlava.
Io pensavo a quella macchia. Non era abbastanza grande per giustificare tutto quel silenzio.

Forse non succederà niente.
Forse domani ci chiameranno di nuovo.
O forse no.

Il turno di notte finisce, ma certe cose restano aperte. Come le porte. Come i casi che nessuno vuole davvero chiudere.

E come le colpe che non entrano in un fascicolo.


Tu cosa avresti fatto?
Avresti insistito o lasciato andare?

Ah… dimenticavo buon anno che il 2026 sia pieno di soddisfazioni!

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