# La bugia dell’orchidea

Il libro di Donato Carrisi “La bugia dell’orchidea” è un thriller ed anche un romanzo di narrativa dove attraverso le parole l’autore scandaglia le dinamiche della mente umana. L’opera è strutturata in modo da ingannare le aspettative del lettore e l’autore gioca con l’identità e i dettagli investigativi facendo rimbalzare la verità attraverso un gioco di specchi. Longanesi Editore ha pubblicato il romanzo a novembre 2025.

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive fra Roma e Milano. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, è una firma del Corriere della Sera. È autore di bestseller tra cui Il suggeritore, Il tribunale delle anime e La casa delle voci. Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia. 

Nel romanzo una scrittrice indaga su un fatto di cronaca avvenuto dieci anni prima in un casolare di campagna dove una ricercatrice universitaria ed un ingegnere informatico decisero di costruire una famiglia e farla crescere in campagna ma sembrerebbe che il seme della pazzia abbia fatto commettere al marito l’eccidio dei suoi tre figli di nove, sei e un anno e della moglie. Anche la scrittrice si trova a confrontarsi con i suoi fantasmi, conduce una vita nascosta, usa nomi falsi per vivere la sua libertà, almeno così lei afferma. Nelle indagini è affiancata da un giornalista del paese dove è avvenuto l’eccidio, lui, dieci anni prima, ha raccontato le scene raccapriccianti che ha visto nel casale quando i carabinieri hanno consentito alla stampa di potere entrare nei luoghi del massacro. Entrambi incontrano nuovamente i protagonisti della triste vicenda per riascoltare il loro racconto, il carabiniere che per primo arrivato sul luogo, il medico di famiglia che rivela informazioni per delineare in maniera più approfondita la personalità dei coniugi e vanno anche al centro di detenzione per malati di mente ad ascoltare la versione esposta dall’autore dell’eccidio. Dai racconti emergono particolari disturbanti, la verità processuale è quella più facile da accettare, c’è persino la confessione ma guardando con maggiore attenzione i pezzi del puzzle, spostandoli e ricombinandoli tra loro sembra possano dare una spiegazione diversa e realistica dei fatti incluse le piccole anomalie portate in evidenza dalla scrittrice e dal giornalista.  

In questo romanzo l’autore mostra un approccio più intimo, più psicologico. La scrittura è pulita, controllata, con una tensione che nasce dalla percezione, non dall’azione. Il ritmo è scandito da frasi brevi, punteggiatura calibrata, e un uso del lessico che tende a creare ambiguità emotiva. I periodi sono caratterizzati da frasi brevi, poche subordinate ed il punto è usato come “colpo secco”.

    Le parti del romanzo sono strutturate per lasciare il lettore incuriosito fino all’ultima pagina, merito di una struttura narrativa ben studiata interpretata da personaggi l’indole dei quali è scandagliata con la lente sapiente dell’autore. Le parole scorrono sotto gli occhi lasciando curiosità ma mai ansia di conoscere come finirà l’indagine, questo rende la lettura piacevole per riflettere che i fatti raccontati alcune volte possono essere la realtà più comoda da credere per la nostra mente.

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