# L’ombra del riflesso

Foto di Nataliya Vaitkevich da ‘pexels.com’

Se non desideri nulla di quello che vedi non sei umano, forse la persistente insoddisfazione presente in ogni giornata della nostra vita parte dal desiderare ciò che non si ha.

Ma vale la pena iniziare il viaggio verso il soddisfacimento dei nostri desideri? L’ago della decisione tra agire e astenersi posiziona l’animo umano tra l’insostenibile rinunzia ai desideri e l’insopportabile insoddisfazione del raggiungimento dell’obiettivo.

L’Ombra del Riflesso

Jacques era un hair stylist dal talento straordinario, ma le sue mani, capaci di cambiare i volti lavorando sui capelli, erano spesso serrate in pugni di rabbia. La sua bottega si affacciava sulla piazza principale, proprio di fronte a quella di Alexandre. Mentre Jacques si accaniva nella preparazione dei prodotti, studiando le possibili misture per ottenere il colore desiderato, Alexandre accoglieva i clienti con un sorriso, e i clienti uscivano dal salone cantando e soddisfatti di avere un aspetto più curato di quando erano entrati.

L’invidia per Alexandre non era nata dal nulla, ma era cresciuta come un parassita. Jacques non vedeva più la bellezza delle acconciature sul capo delle signore; vedeva solo i difetti che, secondo lui, Alexandre non aveva mettendo in moto un circolo vizioso alla ricerca di errori non apprezzabili. Ogni lode rivolta al rivale era una ferita al suo ego. Smise di assecondare la passione per il suo lavoro per ascoltare i pettegolezzi; smise di perfezionare la sua tecnica e di aggiornarsi alle nuove tendenze per cercare di sabotare mentalmente il lavoro del suo antagonista.

Deciso a superarlo, Jacques iniziò a spiare Alexandre ogni notte. Trascurò le sue clienti, annullando gli appuntamenti lasciando che le signore andassero in altre parruccherie perché Jacques era sempre impegnato. La sua mente divenne un groviglio di risentimento. “Cosa mette nello smalto per le unghie? Quale resina usa? Quale segreto nasconde nella preparazione della tintura per capelli?” si chiedeva ossessivamente. Per rubare il “segreto” di Alexandre, Jacques smise di lavorare.

Passava le ore a fissare la finestra di fronte, dimenticando che se non si lavora non si può accendere il fornello per mangiare.

Il risvolto tragico arrivò durante il concorso annuale della città. Jacques presentò la solita acconciatura con il taglio tradizionale, nato non dall’amore per il bello, ma dal desiderio di annientare Alexandre.

I giudici si fermarono davanti le creazioni di Jacques e senza commentare passarono oltre.

Alexandre, invece, stupì tutti con un taglio asimmetrico ma armonioso sopra il viso della modella, vinse rischiando ma plasmando l’acconciatura sul viso della modella che aveva di fronte.

Jacques tornò nella sua parruccheria e si guardò allo specchio: non riconobbe l’uomo emaciato e incattivito che lo fissava. Aveva passato un anno a cercare di abbattere un uomo che non si era nemmeno accorto della sfida. Alexandre non era il suo nemico; l’invidia lo era stata. Aveva perso le sue clienti, la sua reputazione e, soprattutto, la gioia di creare. L’invidia non aveva scalfito Alexandre, ma aveva distrutto Jacques dall’interno.

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