
“La lezione” di Marco Franzoso
Tra i personaggi è presente un poliziotto ma il genere non si può definire come poliziesco ma lo classifico come thriller/narrativa ed é presentato dall’autore, Marco Franzoso, come un thriller psicologico. Il titolo del libro è “La lezione” pubblicato nell’aprile del 2022 da Mondadori. L’autore di origine venete, anno di nascita 1965, risiede tuttora nei dintorni della città lagunare. La sua formazione accademica è strettamente legata alla sua passione per il teatro e per la narrazione. Ha esordito nella narrativa nel 1998 con il romanzo Westwood dee-jay (Baldini & Castoldi), un’opera che ha avuto anche una trasposizione teatrale di successo interpretata dall’attore Roberto Citran. Il nome dell’autore si è fatto conoscere nel 2012 con la pubblicazione de ‘Il bambino indaco’ edito da Einaudi, libro divenuto un caso letterario internazionale così da meritare l’adattamento cinematografico del regista Saverio Costanzo nel film “Hungry Hearths” interpretato da Adam Driver e Alba Rohrwacher. I riconoscimenti ufficiali sono arrivati nel 2019 al Premio Mondello e nel 2020 al Premio Comisso rispettivamente per i romanzi “L’Innocente” e “Le parole lo sanno”. Il regista Stefano Mordini ha portato il romanzo “La lezione” sul grande schermo agli inizi di marzo 2026, con l’aiuto degli interpreti Matilda De Angelis e Stefano Accorsi.
Le vicende si svolgono in una tranquilla cittadina di provincia, le cui strade sono percorse con la bicicletta dalla protagonista, un avvocato donna. Lei si divide tra la sfera familiare occupata dal padre, diventato emotivamente fragile dopo la morte della moglie, l’ambito affettivo in cui è presente Daniele, fidanzato storico di una storia che è messa in discussione nel corso della narrazione ed infine l’attività lavorativa. Il punto di vista rimane per tutto il tempo gestito dalla protagonista mentre prende per mano il lettore per farle compagnia nella vita quotidiana, interpretando le scelte contingenti e spiegando i giudizi e gli atteggiamenti nei confronti delle persone incontrate. L’autore con sapiente maestria porta il lettore all’identificazione con Elisabetta in particolare con quella parte interiore di ognuno di noi quando cerca in tutti i modi di farsi ascoltare, ma con esito negativo, per poi ritrattare le azioni a cui spinge la frustrazione che ne segue. Non mancano le figure non protagoniste, la segretaria dello studio e l’amico poliziotto. La prima ha un approccio differente dalla protagonista ma gli eventi porteranno ad un avvicinamento spinto dalla solidarietà femminile, il rapporto con l’amico poliziotto mostra il lato più leggero della narrazione, pur rimanendo dentro i binari del verosimile la protagonista riesce a condividere il peso della paura con l’amico. Sebbene presenti elementi tipici della suspense, l’attenzione dell’autore non è rivolta esclusivamente all’azione, ma alla decostruzione dei meccanismi di potere e manipolazione all’interno delle relazioni, in particolare nel rapporto tra vittima e carnefice. Franzoso adotta una scrittura essenziale e asciutta, priva di orpelli retorici superflui. La narrazione è caratterizzata da una forte impronta iconografica e visiva, quasi cinematografica, che rende le scene estremamente vivide. Il linguaggio è preciso e chirurgico. L’autore sceglie con cura i termini per descrivere gli stati d’animo della protagonista (Elisabetta, una giovane avvocatessa), sviscerandone paure e fragilità con un’accuratezza quasi analitica. La punteggiatura è utilizzata per scandire un ritmo serrato. Spesso prevalgono frasi brevi e paratattiche che servono ad aumentare la tensione e a riflettere l’ansia o l’urgenza dei personaggi. I dialoghi non sono puramente informativi; servono a definire i rapporti di forza. Molte scene chiave si reggono su lunghe discussioni o confronti diretti che mettono a nudo le ambiguità dei protagonisti. La parola diventa l’arma principale attraverso cui si consuma “la lezione” del titolo. In sintesi, lo stile di Franzoso in quest’opera si distingue per una pulizia formale che lascia spazio alla brutalità psicologica dei temi trattati, dove il parlato (dialoghi) funge da motore principale per l’evoluzione del conflitto. “La lezione” è un romanzo che indaga in profondità il rapporto tra responsabilità individuale e conseguenze delle proprie azioni, mettendo al centro la figura di Elisabetta, un’avvocata affermata la cui vita viene sconvolta dal riemergere di un episodio del passato. Uno degli aspetti più importanti è il contrasto tra:
la giustizia legale, che Elisabetta rappresenta come avvocata;
la giustizia morale, che invece sfugge a regole precise;
Nel tribunale contano prove e responsabilità oggettive; nella vita reale, invece contano le intenzioni, le omissioni, le influenze indirette sugli altri. Il romanzo suggerisce che non sempre ciò che è “legale” è anche giusto. Il romanzo può essere interpretato come una riflessione su una verità scomoda: “ogni relazione lascia un segno, e non possiamo controllare fino in fondo le conseguenze delle nostre azioni sugli altri.”
La “lezione” finale è che:
- la responsabilità non si limita alle regole della legge;
- esiste una dimensione etica più profonda, personale;
- prima o poi siamo costretti a confrontarci con ciò che abbiamo trasmesso agli altri.
Non mi resta che augurarvi buona lettura ma anche buona visione!!!